Il cibo scaduto deve essere sempre gettato?

Serena Missori alimentazione

Il cibo scaduto deve essere sempre gettato? La risposta è: dipende dal cibo. Infatti, a seconda del tipo di scadenza e in base al tipo di alimento, non è detto che i cibi scaduti debbano sempre essere buttati tra i rifiuti.

La data di scadenza che viene riportata sulle confezioni di prodotti alimentari indica la data fino alla quale il prodotto è igienicamente idoneo a essere consumato, sempre che vengano rispettate correttamente le istruzioni di conservazione.

La dicitura “da consumarsi entro”, seguita dalla data, deve essere obbligatoriamente riportata sulle confezioni dei prodotti alimentari preconfezionati che vanno incontro a una rapida deperibilità quali, per esempio, carni fresche, formaggi freschi, latte e prodotti lattieri freschi, pasta fresca, prodotti ittici freschi ecc.). Sulle confezioni, oltre a vari altri dati, devono essere riportate le condizioni di conservazione.

Dal momento in cui la data di scadenza viene superata, il consumo dell’alimento può essere pericoloso per la salute a causa della proliferazione di batteri. Per questo motivo, la legge vieta la vendita di prodotti alimentari la cui data di scadenza sia stata oltrepassata.

Nel caso di prodotti alimentari non soggetti a rapida deperibilità, la dicitura “da consumarsi entro” viene sostituita dalla dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” seguita dal cosiddetto termine minimo di conservazione (anche TMC); quest’ultimo è un termine temporale che indica fino a quando un alimento mantiene, se conservato adeguatamente, le sue specifiche caratteristiche.

Per quanto concerne i prodotti alimentari conservabili per un periodo inferiore ai 3 mesi, sono sufficienti le indicazioni di giorno e mese di scadenza; per i prodotti alimentari conservabili da 3 ai 18 mesi, è sufficiente indicare mese e anno di scadenza; infine, per quanto riguarda i prodotti conservabili per un periodo superiore ai 18 mesi, è sufficiente indicare l’anno di scadenza.

Per determinati prodotti alimentari l’indicazione del termine minimo di conservazione non è obbligatorio; è per esempio il caso di frutta e verdure fresche (sempre che non siano state sbucciate o tagliate), di vino, aceto, sale e zucchero allo stato solido, pane, focacce, prodotti di pasticceria fresca, bevande alcoliche (se la percentuale di alcol supera il 10%), gomme da masticare ecc.

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Cibi scaduti: come regolarsi

Come facilmente si può intuire c’è una sostanziale differenza fra la dicitura “da consumare entro” e “da consumarsi preferibilmente entro”; in linea generale, un prodotto a rapida deperibilità che abbia superato la data di scadenza deve essere gettato tra i rifiuti; in realtà, in alcuni casi il termine non è perentorio.

Vediamo alcuni casi:

Biscotti secchi e cracker – Anche per i biscotti secchi e i cracker valgono le considerazioni fatte per la pasta e il riso; si tenga però conto che vi sarà un notevole peggioramento delle loro caratteristiche organolettiche e si registrerà una certa perdita di consistenza.

Conserve di pomodoro – Le conserve di pomodoro hanno scadenze variabili dai 12 ai 20 mesi; il consumo entro due mesi dalla scadenza non crea alcun problema.

Conserve sottaceto – Questa tipologia di alimento ha scadenze variabili da 2 a 3 anni; non vi sono problemi se tali alimenti vengono portati in tavola entro due mesi dalla scadenza.

Formaggi freschi – In questo caso è opportuno attenersi alla data di scadenza indicata sulla confezione

Formaggi stagionati e a pasta dura – Queste tipologie di formaggi, oltrepassata la data di scadenza, hanno la tendenza a mettere su un po’ di muffa; è sufficiente però rimuoverla accuratamente per poterli consumare senza alcun problema.

Latte fresco – La data di scadenza del latte fresco pastorizzato e del latte fresco pastorizzato di alta qualità sono determinate, per legge, nel sesto giorno successivo a quello del trattamento termico. La data di scadenza del latte microfiltrato fresco pastorizzato è invece stabilita nel decimo giorno successivo a quello del trattamento termico. Oltrepassate queste scadenze è consigliabile astenersi dal consumo di questi prodotti, anche se alcuni affermano che un superamento della data di scadenza di uno o due giorni non dovrebbe creare problemi.

Olio – Gli oli di ottima qualità possono essere consumati fino a 8 mesi dopo la data di scadenza riportata sulla confezione; al più si può registrare una minima perdita delle proprietà organolettiche.

Panettoni, pandori e colombe – Questi tipici dolci legati alle festività natalizie (panettoni e pandori) e pasquali (colombe) hanno scadenze di circa 4-5 mesi; possono essere consumati tranquillamente fino a due settimane dopo la loro data di scadenza, anche se la loro fragranza e la loro morbidezza saranno certamente inferiori.

Pasta secca e riso – Di norma questi prodotti hanno una scadenza che varia dai 2 ai 2 anni e 6 mesi; anche se consumati qualche mese dopo non creano alcun tipo di problema.

Pesce e piatti surgelati – Se la conservazione di queste tipologie di alimenti è avvenuta correttamente, il loro consumo può essere effettuato fino a due mesi dopo la data di scadenza riportata sulla confezione. Al più si potrà constatare un leggero decadimento delle proprietà organolettiche. Nel caso di gamberetti surgelati crudi destinati a ricette che non ne prevedono la cottura, è buona norma rispettare il termine minimo di conservazione; non farlo espone soprattutto al rischio di contrarre la listeriosi. Se invece la ricetta ne prevede la cottura, si può andare tranquillamente oltre il tempo minimo di conservazione.

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Pesce in scatola – Dando per scontata una corretta conservazione, il pesce in scatola può essere consumato tranquillamente entro uno o due mesi dalla data di scadenza.

Salumi affettati – I salumi affettati e confezionati vanno consumati entro la data di scadenza indicata sulla confezione. Andare oltre è decisamente sconsigliato perché si rischiano tossinfezioni.

Succhi di frutta – Queste bevande hanno scadenze variabili dai 6 ai 12 mesi, scadenze che molti considerano eccessive. Il consiglio, anche per questioni legate al gusto, è quello di rispettare la data di scadenza.

Uova – Le uova, se crude o alla coque, dovrebbero venir consumate al massimo nei 3 giorni successivi alla data di scadenza; se fritte si possono consumare al massimo entro una settimana dalla data di scadenza. Oltrepassare i limiti sopracitati espone a un inutile rischio alimentare.

Yogurt – Gli yogurt possono essere consumati fino a 6 o 7 giorni dopo la data di scadenza; si tenga però presente che le loro proprietà nutritive risulteranno ridotte; per quanto riguarda invece le proprietà organolettiche, la perdita è praticamente irrilevante.

Alimenti senza la data di scadenza – Rientrano in questa categoria diverse tipologie di alimenti; alcuni di essi sono particolarmente resistenti (bevande alcoliche, aceto, sale, zucchero ecc.), mentre altri deperiscono molto facilmente (pesce fresco e carne fresca); questi ultimi devono essere consumati entro tempi piuttosto brevi: 6 giorni al massimo se si tratta di carne (2 giorni al massimo nel caso di fette molto sottili – come, per esempio il carpaccio – oppure di carne tritata) e 4-5 giorni dalla cattura per quanto riguarda il pesce fresco.

Altre considerazioni

Aldilà dei consigli dati precedentemente, quando ci si trova a decidere se consumare o no un alimento scaduto, è importante verificare che la sua conservazione sia stata ottimale.

Nel caso di confezioni aperte si deve verificare che sull’alimento non siano presenti muffe e che abbia un bel colore.

Nel caso di confezioni sigillate si faccia attenzione a cattivi odori o rigonfiamenti della confezione.

Ci si ricordi infine che nei mesi più caldi, il deperimento di alcuni alimenti può essere più rapido del previsto e, conseguentemente, è consigliabile consumarli senza attendere la data di scadenza.

2 comments

  • Valeria Magni

    Buongiorno dottoressa , in questi giorni sento sempre piu’ spesso notizie di studi che affermano l’inutilita’ e addirittura la controindicazione di seguire una dieta priva di glutine se non si hanno problemi di celiachismo . . Mi chiarisce gentilmente la questione ? Non sono celiaca ma per problemi di dermatite periorale seguo i suoi consigli da circa due anni e la situazione e’migliorata anche se a periodi alterni ( ho eliminato anche i latticini ) . Grazie per l’attenzione . V.M.

    • Dr Serena Missori (author)

      Gentilissima Valeria,
      questa sua domanda riguarda un argomento di grande attualità e a breve posteremo un articolo che riuscirà a chiarire molti dei suoi dubbi. I fatti le danno comunque ragione anche il glutine e i latticini sono chiamati in causa e sono tra le principali cause della permeabilità intestinale che può causare endotossiemia sistemica con aumento di peso, delle malattie cardiovascolari, metaboliche, dermatologiche e autoimmunitarie.
      Staff dott.ssa Missori

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