Come riuscire a vincere l’autosabotaggio

autosabotaggio

L’autosabotaggio è la messa in atto di azione mirate al boicottaggio della volontà costruttiva ed evolutiva (Prof. Alessandro Gelli)

L’autosabotaggio o self-sabotage è dunque quella condizione nella quale, consciamente o inconsciamente, mettiamo in atto una serie di strategie cognitive e azioni, con il fine di annullare, rallentare, limitare, evitare il raggiungimento di un risultato individuale sia fisico sia psichico.

È un meccanismo che pone un freno alla nostra crescita personale e al raggiungimento degli obiettivi positivi che ci siamo prefissati, perdendo così l’occasione di poter migliorare la qualità della vita.

La mente, soprattutto quella stressata e insicura, teme e rifugge il cambiamento e tutto quello che ne consegue, così crea delle barriere naturali che ci fanno sentire a disagio quando si vuole o si può esplorare una situazione mai provata prima, che ci potrebbe far uscire dalla zona di comfort (tutto ciò che si conosce), in cui ci si sente a proprio agio.

Una caratteristica tipica dell’autosabotaggio è quella di non riuscire a far venire fuori le proprie qualità al momento opportuno e soprattutto in modo costante. In pratica, si fa di tutto per restare ancorati al punto di partenza e al massimo ce ne si discosta poco per non allontanarsi troppo da ciò che si conosce.

Esistono molte forme di autosabotaggio che hanno in comune la scarsa autostima, ma anche la pigrizia. Tra queste le più frequenti sono:

  • rimandare;
  • avere il timore di fallire;
  • essere indecisi e tendere a rifuggire le situazioni nuove;
  • eccedere con il cibo, l’alcool, le droghe, il fumo ecc.;
  • perseverare in abitudini scorrette (fumare, stare alzati fino a tardi, non fare movimento fisico)
  • essere sempre accondiscendente con gli altri;
  • mantenere relazioni non soddisfacenti;
  • avere manie di perfezionismo che non consentono l’indulgenza;
  • giudicare gli altri senza criticare se stessi;
  • essere lamentosi e avere l’atteggiamento della vittima;
  • paragonare la propria vita a quella degli altri

Nel caso si decida di intraprendere una dieta, l’autosabotaggio agisce molto spesso perché il soggetto che vuole dimagrire vuole poterlo fare continuando a mangiare dolci ricchi di zucchero raffinato, a bere vino e birra, a pranzare al fast food e chiedendo al medico di scendere a compromessi.

L’autosabotaggio inoltre è il fedele compagno della pigrizia. La pigrizia è fedele compagna dei depositi di grasso. Il nostro corpo è ideato per essere una fornace metabolica, la pigrizia lo trasforma in un container di grasso. Per stare in salute bisogna muoversi.

Come fare allora per “scardinare” i meccanismi che ci inducono all’autosabotaggio?

Superare i nostri trigger

Ovvero tutte quelle situazioni che ci fanno sentire inadeguati e ci portano a innalzare meccanismi di difesa contro il cambiamento, proprio quando siamo vicini al nostro obiettivo.

Il trigger dell’autosabotaggio può essere qualsiasi cosa: un tipo di abito che vorremmo indossare, un’uscita con le amiche che ci crea disagio psichico, un tipo di cibo, un colloquio di lavoro o due numeri sulla bilancia digitale al posto delle tre cifre.

Curare il Carb-Craving

Ovvero il desiderio smodato di dolci.
Tra gli autosabotatori rientrano le persone che dicono di non riuscire a mettersi a dieta anche se vorrebbero, perché il desiderio di mangiare dolci (che è una dipendenza) e tutto ciò che capita, o si fa capitare, a vista d’occhio, è irrefrenabile.

Questo ha a che fare con squilibri della serotonina, il neurotrasmettitore del benessere e con l’intestino che ne è la principale sede di produzione, nonché con l’insulina, l’ormone che regola il metabolismo degli zuccheri. Per curare il Carb-Craving, è quindi necessario resettare l’intestino e la sua produzione di ormoni. In questo modo gli attacchi famelici si ridurranno drasticamente e si percepirà nuovamente una corretta e lecita sensazione di fame.

Risolvere gli errori nutrizionali

Spesso siamo convinti, “per sentito dire” o per essersi messi nelle mani sbagliate, che alcuni cibi siano “più giusti” di altri, indipendentemente dalle nostre caratteristiche personali, non badando a intolleranze, stile di vita, resistenza allo stress, etc…

Niente di più sbagliato! Ognuno di noi è unico e ha bisogno di una dieta personalizzata e biotipizzata che tenga conto di tutta una serie di caratteristiche ed esigenze personali, perciò prima di decidere cosa mangiare dobbiamo capire come siamo fatti.

La dieta giusta per te

Bene! Diciamoci però la verità. Quando decidiamo che è arrivato il momento di dimagrire, entriamo in crisi. Purtroppo esiste una grande verità: ogni scusa è buona per rimandare!

Aiutare le persone a dimagrire è un’arte da personalizzare sul singolo.
Per perdere peso e/o contrastare lo stress è necessario riparare i sistemi metabolici e ormonali che si sono inceppati. Stare in forma e dimagrire deve essere un piacere costruttivo non uno stress, perché se è vissuto con angoscia e/o ossessione è meglio lasciar perdere perché si rischia di ammalarsi e di ingrassare ancora di più a causa dell’ormone dello stress cortisolo che non fa attingere alle scorte di grasso, distrugge i muscoli e fa aumentare di peso.

Un sistema dietologico deve essere come un vestito su misura e deve essere modificato via via che si dimagrisce. La Dieta come habit (abitudine normale) ha un ruolo fondamentale nella Medicina Anti-Aging e Anti-Stress (che è funzionale, potenziativa e rigenerativa) di cui mi occupo.

Quando si comprende che per ottenere un effetto sul corpo si deve agire a 360°, si è già messo in atto il processo di cambiamento. Dimagrire non significa solo perdere grasso in eccesso, ma anche mettere il corpo nella condizione di esplicare in toto le funzioni per cui è abilitato.

Bisogna inoltre non avere fretta: il corpo dimagrisce quando è pronto a farlo.

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Dr Serena Missori