Alimenti da “La Dieta della Tiroide”: i legumi

legumi

Quanto sono buoni i legumi!

Piacciono a tante persone, ma molti hanno sicuramente fatto esperienza di gonfiore addominale e flatulenza dopo una bella scorpacciata di fagioli.

Io adoro le lenticchie, potrei mangiarne mezzo chilo in una volta sola e ho una passione viscerale per l’hummus di ceci, ma sono anche onesta, se li mangio quando non è il momento giusto per me, passo due o tre giorni con l’intestino in subbuglio, probabilmente come succede a molti.

Il fatto è che le persone si abituano a stare male, ad avere la colite o il gonfiore e non ci fanno più caso perché considerano questi sintomi normali, fino a quando non “resettano” la loro condizione.

Ciò non significa, sia ben chiaro, che non dovrai più mangiare i legumi, ma che al riguardo dovrai avere delle attenzioni in più.

Perché ai nostri nonni i legumi non facevano male?

Un tempo si era soliti preparare i legumi prima della cottura, risciacquandoli e mettendoli in ammollo per molte ore: questo procedimento consentiva di allontanare dai legumi le lectine (particolari proteine di cui parleremo più avanti).

Tale procedura rendeva i legumi più digeribili e meno problematici dal punto di vista intestinale. Oggi invece siamo abituati ad acquistare legumi cotti e zuppe già pronte.

Quando apriamo una confezione di fagioli già cotti la prima cosa che balza all’occhio è una schiuma biancastra.

Quella schiuma biancastra sarà in parte la causa del nostro gonfiore addominale anche se cercheremo di rimuoverla il più possibile.

L’esposizione quotidiana al glutine influisce purtroppo sulla nostra reazione ad altri alimenti, determinando reazioni crociate.

Questo fa sì che gli stimoli che venivano sopportati una volta, tanti anni fa, oggi diventano intollerabili.

Ciò dipende anche dalla modalità di preparazione degli alimenti, infatti i nostri nonni non mangiavano di certo le zuppe confezionate.

Per questo motivo non possiamo confrontarci con loro.

Sia ben chiaro, io adoro i legumi, e non ti sto dicendo che non dovrai più mangiarli, ma devi comprendere l’effetto che hanno sul tuo intestino.

Proprietà dei legumi:

I legumi sono ricchi di lectine, proteine che legano i carboidrati, e quella che ci interessa in questo momento è la prolamina, presente anche nella quinoa, nel mais e nell’avena (avenina).

La prolamina sembra avere un effetto infiammatorio sui villi e microvilli dell’intestino, comportandosi in maniera simile al glutine.

Questo significa che se sei particolarmente infiammato a livello intestinale, i legumi e le altre granaglie contenenti lectine possono peggiorare la situazione.

Ognuno è un caso a sé e il Metodo Missori-Gelli ne tiene sempre conto.

Un ulteriore problema sembra rappresentato dalle agglutinine, proteine presenti nelle granaglie e nei legumi. Secondo alcuni studi, pare che le agglutinine causino permeabilità intestinale danneggiando il sistema immunitario.

Esse attivano sia il sistema immunitario innato sia quello adattativo.

Le agglutinine, inoltre, possono essere disattivate con la cottura solo in una piccola parte.

Le agglutinine hanno la funzione di proteggere il seme che non vuole essere digerito e pertanto ne ostacolano proprio l’assorbimento, creando a noi disturbi intestinali.

Quindi, se il tuo intestino è in salute, ti consiglio di consumare i legumi saltuariamente, così che tu possa tollerarli e non ammalarti.

Se invece soffri di tiroidite autoimmunitaria, permeabilità intestinale con colite e gonfiore, dovresti temporaneamente evitare di consumare legumi.

Quando li reintrodurrai, ricordati di metterli sempre in ammollo per almeno 12 ore e cuocerli a lungo come facevano nel passato, per attivarli e ridurre le lectine e le agglutinine.

Seguo molti pazienti vegani e vegetariani, convinti di aver scelto la via giusta per la loro salute.

Alcuni sono effettivamente in buone condizioni di salute, mentre altri, direi troppi, proprio per l’abuso di glutine, zuccheri, granaglie e legumi, soffrono di colite cronica, permeabilità intestinale, disbiosi intestinale.

Ovviamente mi riferisco a una popolazione di persone che arriva da me per risolvere uno o più problemi, pertanto non posso avere dati sulla popolazione generale di vegetariani e vegani.

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